
Le persone, molto spesso, iniziano a praticare la meditazione Mindfulness per trovare giovamento nei momenti di grande sofferenza personale o per disagi psicologici.
Altre volte la Mindfulness viene praticata per coltivare nuove qualità, virtù e motivazioni che possono aiutare a sviluppare benessere, felicità e armonia sociale.
Come funziona la Mindfulness?
La Mindfulness è una forma di addestramento di un fattore mentale che sviluppa l’abilità di restare presenti e consapevoli (mindful) all’esperienza presente e con un atteggiamento di benevola apertura. Una sorta di amichevole familiarizzazione con la nostra mente. (vedi definizione di Mindfulness di John Kabat-Zinn)
Ma a cosa serve tutto questo ai fini della nostra salute e del nostro benessere psicofisico?
Quando non siamo mindful, cosa fa la nostra mente?
Perché è così importante conoscerla, imparare a gestirla se non addirittura trasformarla?
Chiunque ha vissuto l’esperienza di guidare verso casa o a lavoro e non ricordare il percorso svolto perché in mille altri pensieri. E allo stesso modo, chiunque, dopo un episodio traumatico o irritante è rimasto a rimuginare sull’accaduto per ore.
Quante volte col corpo facciamo qualcosa o ci troviamo in un luogo, ma la mente è invece altrove? Quante volte siamo sotto la doccia ma con la mente in riunione con i colleghi?
A meno che, qualcosa come un tramonto o una sorpresa catturino momentaneamente la nostra attenzione, per il resto del tempo siamo con “ la testa tra le nuvole” o meglio, in uno stato che viene definito dai neuroscienziati: “wandering mind”.
Wandering Mind
Il wandering mind è un fenomeno naturale della nostra mente, anch’esso è un fattore innato, ed è governato da un sistema cerebrale di nuclei e connessioni che si chiama default mode network.
Tendiamo a distrarci continuamente mentre cerchiamo di mantenere l’attenzione su un oggetto? Tranquilli è assolutamente normale così, la nostra mente salta e vaga come una scimmia da un albero all’altro e restare attenti al qui e ora è come afferrare una saponetta in una vasca da bagno.
Il wandering mind è un meccanismo innato che fa parte dell’evoluzione della neocorteccia e ci permette (a differenza delle altre specie animali) di soffermarci, preoccuparci, anticipare, immaginare, pianificare, rivivere eventi passati o anticipare quelli futuri e poi, tessere anche una serie di considerazioni o storie intorno ad essi. Nella nostra mente vive un chiacchericcio continuo di pensieri e immagini di cui spesso non siamo neppure consapevoli. Ma che ci condizionano.
Quando la nostra attenzione è altrove nella nostra mente accadono principalmente tre azioni:
- Attenzione distratta, o wandering mind, in cui la nostra mente vaga dappertutto senza una direzione specifica.
- Ruminazione e rimuginìo, dove la nostra mente resta intrappolata in pensieri ed emozioni specifici spesso negativi che portano a stati di ansia e depressione.
- Evitamento emotivo: in cui cerchiamo di evitare dalla nostra consapevolezza ciò che crea dolore o che non riteniamo adatto al modo in cui consideriamo noi stessi.
La mente lasciata a se stessa può condurci ovunque, e in base a queste azioni, condizionarci l’umore e il comportamento.
Infatti, senza che ce ne rendiamo conto, la nostra vita è estremamente condizionata da abitudini e reazioni dettate da meccanismi appresi nel tempo. Ossia, come se fossimo guidati da un pilota automatico, di fronte a determinati stimoli, mettiamo in atto pensieri, emozioni e azioni, in modo del tutto inconsapevole.
A volte, purtroppo, questi meccanismi possono essere dannosi oppure diventare vere e proprie compulsioni o dipendenze, quindi delle patologie. Per fare un esempio, alcune persone, quando vivono uno stato di ansia o di angoscia, perdono il controllo nel mangiare, nel bere, nel fumare, oppure, nel tempo trascorso su internet, con videogame, gioco d’azzardo o shopping on line, e molto altro.
La mente ha una vita propria e lasciata a se stessa può essere a volte ingannevole e a volte farci cadere in molte abitudini disfunzionali.
La Mindfulness ci aiuta ad essere consapevoli di tutta questa nostra esperienza mentale. Ai pensieri, le immagini, le emozioni, a tutti i contenuti che si svolgono nella nostra mente.

Sviluppando una consapevolezza mindful , possiamo osservarli, per così dire “dal balcone” senza esserne coinvolti o travolti e quindi ci offre la possibilità di familiarizzare col suo funzionamento interno e di sviluppare in seguito le tecniche e gli approcci per intervenirvi.
Liberi dal pilota automatico delle nostre abituali reazioni mentali e comportamentali, possiamo, con molto esercizio di pratica meditativa, creare uno spazio di libertà, in cui siamo in grado di valutare e scegliere una risposta più costruttiva e soddisfacente ad ogni stimolo e fenomeno. In questo modo, abbiamo la possibilità di liberarci di ciò che sta alla base delle nostre sofferenze.
