
Moltissimi nomi e personalità eccellenti del mondo dello sport affermano che lo sport è per buona percentuale fisico e per un’altra buona percentuale mentale.
In gara, a parità di capacità fisiche e tecniche, la differenza è data dalla capacità del giocatore di non lasciarsi trascinare dall’esperienza interna, quali pensieri ed emozioni come l’ansia, che vanno a sabotare il livello qualitativo dell’azione di gioco.
Fino ad alcune decine di anni fa si credeva che per avere un’ottima performance fosse necessario il controllo o l’evitamento dell’esperienza interna “negativa” (es. pensieri come: ”l’avversario è troppo forte” o stati emotivi come ansia, paura, rabbia ecc ). E’ stato recentemente dimostrato, con un’ampia varietà di ricerche scientifiche, che cercare di controllare, modificare, sopprimere o evitare l’esperienza interna, non solo è inutile, ma comporti addirittura un effetto paradosso per cui: le emozioni e i pensieri si intensificano, i pensieri si accumulano in un dialogo interno, la tensione muscolare sale, e il risultato che il giocatore è distratto e poco performativo.
La nuova generazione della psicologia dello sport
I più recenti studi di Psicologia cognitiva di, cosiddetta, “terza generazione” riconoscono che per ottenere un miglior funzionamento psicologico, e una performance sportiva ottimale, sia invece necessario sviluppare un atteggiamento diverso rispetto alla esperienza emotiva e cognitiva. Anziché cercare di eliminare o reprimere o sostituire ciò che riteniamo negativo dei nostri pensieri e delle nostre emozioni , è molto più efficace, diventarne consapevoli in modo non giudicante e portare e mantenere l’attenzione sul qui e ora, ovvero sulla azione di gioco, momento dopo momento. In poche parole, le più recenti ricerche di psicologia dello sport suggeriscono di allenare delle particolari abilità mentali, tanto quanto si allenano i muscoli del corpo.
Quali sono le abilità mentali più importanti?
Consapevolezza, focalizzazione dell’attenzione, presenza mentale o qui e ora, gestione emotiva, gestione dell’attivazione, concentrazione, gestione emotiva, contatto mente corpo, e molte altre. Ma ognuna di esse è strettamente collegata ad un certo tipo di consapevolezza che è necessario addestrare come se fosse il muscolo più importante del proprio corpo.
Quindi, lo sviluppo di consapevolezza, presenza mentale, focalizzazione dell’attenzione, e, infine, di accoglienza dell’esperienza interna ed esterna.
Queste abilità offrono il vantaggio al giocatore di restare focalizzato sul gioco, senza essere distratto o condizionato da ciò che sente o pensa in quel momento, permettendogli di esprimersi al meglio delle proprie performance tecniche e fisiche.
Queste abilità possono essere potenziate o sviluppate attraverso l’apprendimento e la pratica di particolari tecniche appartenenti alla Mindfulness, una disciplina nata da una antica tradizione filosofica orientale.
Mindfulness è la traduzione inglese di Sati, che nella lingua pali, significa consapevolezza, presenza mentale.La Mindfulness, può essere considerata una pratica che promuove lo sviluppo di una migliore consapevolezza della esperienza interna ed esterna, attraverso l’osservazione intenzionale e non giudicante di ciò che accade nel qui e ora ( J.K. Zinn 1994).
La Mindfulness è già ampiamente utilizzata in ambito clinico come efficace strumento terapeutico; nei contesti aziendali e organizzativi per la riduzione dello stress, lo sviluppo del benessere, empowerment, comunicazione, leadership, ecc.
Con i recenti sviluppi delle neuroscienze e di strumenti d’indagine come la risonanza magnetica è stato possibile confermare l’effettivo contributo di questa disciplina sul miglioramento di alcune funzioni cognitive come la regolazione dell’attenzione e la regolazione emotiva.
Attraverso un approccio Mindfulness è possibile migliorare la capacità di attenzione, focus, concentrazione, regolazione emotiva, fiducia e padronanza, presenza mentale, consapevolezza.
Perché è così importante restare focalizzati sul momento presente?
Perché al di là del punteggio sul tabellone, i minuti di gioco, i falli, gli errori e tutto il resto, ciò che un giocatore vuole o teme, l’unica cosa sulla quale può veramente esercitare un controllo, non è ciò che è stato fino a quel momento, non è come andrà la partita, ma l’azione che sta giocando. Momento dopo momento, azione dopo azione, l’unico obiettivo che può controllare ogni giocatore in qualsiasi match, di qualsiasi sport, è l’azione che sta giocando.
Come si sviluppano tali abilità?
Per sviluppare l’abilità a restare focalizzati nel presente momento dopo momento, lasciando andare pensieri ed emozioni distraenti, è necessario un allenamento mentale che richiede costanza e impegno, esattamente come l’allenamento fisico e tecnico.
Per cui il percorso di training mentale, esattamente come si fa per allenare un muscolo o per imparare il tiro libero, prevede delle sessioni di 45 minuti in cui vengono spiegati i concetti fondamentali del funzionamento cognitivo, ma soprattutto vengono svolte esercizi e pratiche che vengono poi lasciate da ripetere a casa. E per lo stesso principio, più si pratica e più certe abilità diventano automatiche.
Quali abilità?
Nello specifico un percorso formativo per lo sviluppo di competenze mentali finalizzate al miglioramento della performance sportiva, basato su un approccio Mindfulness può essere efficace per esempio su:
- Attenzione focalizzata
- Consapevolezza
- accoglienza della propria esperienza (interna ed esterna)
- fronteggiamento delle distrazioni
- rifocalizzazione dell’attenzione dopo gli errori
- gestire le aspettative
- focus sul processo più che sul risultato
- migliore percezione del corpo
- presenza mentale sia in gara che in allenamento
- lasciare andare ciò che non si può controllare
- gestire lo stress da gara
- rilassamento
- regolazione emotiva (ansia, paura, rabbia, ecc.)
Cosa è e cosa non è il mental training
Un percorso di mental training è un allenamento “dei muscoli del nostro cervello”. Esso ha l’intento di valorizzare le competenze tecniche e fisiche che la squadra matura nel corso degli allenamenti con il proprio coach. L’intervento è focalizzato allo sviluppo di quelle abilità che possono aiutare gli atleti a mantenere il controllo o il miglioramento della propria prestazione.

Riferimenti
Nello sport ci sono numerose e illustre testimonianze a partire proprio dal basket dove a fare da pioniere è stato proprio il noto Phil Jackson, che aggiunse al suo lavoro con i Lakers e i Chicago Bulls, la collaborazione di George. Mumford, insegnante di Mindfulness:
“ Per eccellere tu hai bisogno di agire con una mente chiara, e restando completamente focalizzato su quello che ognuno sta facendo in campo. Il segreto è non pensare, ciò non significa essere stupidi, ma significa silenziare il chiacchericcio mentale, in modo da lasciare che il tuo corpo faccia istintivamente quello che è allenato a fare, senza che la mente vada altrove, ma restando immersi nel momento presente, inseparabili da quello che stai facendo”. (Phil Jackson, 1995).
“Lasciare andare il ricordo dei lanci precedenti, stare nel presente, accogliere ciò che accade senza giudicare “. Bob Rotella.
