![]()
Conflitto e discussioni possono essere evitati ?
o meglio ancora: come gestire una situazione conflittuale?
Vivere una relazione, di qualsiasi tipo senza mai litigare è il sogno di chiunque.
Una relazione amorosa in cui i partner vanno sempre d’amore e d’accordo è il sogno e l’illusione di qualsiasi innamorato.Così come il poter mantenere la collaborazione e l’armonia in ufficio tra colleghi, con gli amici in vacanza, nel proprio condominio o col vicino di ombrellone, è anche questa l’aspettativa che molti di noi hanno.
Si può ?
La risposta a questa domanda è duplice.Tanto per cominciare è necessario indagare un tema molto profondo e non scontato: l’intenzione.
Purtroppo una buona parte dei conflitti nasce da un bisogno più profondo, che è quello di voler soverchiare, vendicare, danneggiare, manifestare disprezzo o rivalsa verso un’altra persona. Per cui se di fondo non c’è una reale intenzione ad andare d’accordo, collaborare e mantenere rapporti sereni ed efficaci, qualsiasi tentativo è vano.
Quindi, alla domanda: Il conflitto si può evitare? Rispondo: è ciò che si vuole veramente?
Quando il desiderio è di costruire rapporti significati ed efficaci che possano essere il terreno per lo sviluppo di una buona amicizia, di un solido rapporto di lavoro, e durature relazioni d’amore, allora è possibile, smorzare in frequenza e soprattutto in intensità gli spiacevoli litigi.
Come ogni strategia di tipo psicologico, è molto facile a dirsi ma non banale da mettere in pratica.
Quasi ogni litigio inizia con una critica o una lamentela.
Premesso che non siamo tutti uguali per cui il fatto di avere bisogni, abitudini, necessità e modalità espressive differenti è assolutamente normale, ed è assolutamente lecito che possa essere espressa una lamentela o una osservazione su qualcosa che viene fatto da altri. Avere punti di vista differenti ed avere un contrasto è assolutamente normale e inevitabile, e non è nocivo di per sé.
Ciò che rende un conflitto un episodio spiacevole e dannoso è come il conflitto viene gestito.
La scienza ha dimostrato una cosa importante: quando all’interno di una relazione, soprattutto se stretta come quella amorosa, sono presenti critiche, giudizi, toni di biasimo, la relazione ha una scadenza.
Un valido predittore della fine della relazione, è l’espressione frequente di critiche, ovvero, attribuire un problema relazionale a una caratteristica della personalità dell’altro.
Per esempio: “Non fai mai quello che ti si chiede”. “Sei troppo egoista per preoccuparti degli altri”.
Esprimere critiche e disprezzo o fare ostruzionismo, sono atteggiamenti che predicono la fine di una relazione, o quantomeno la fine della felicità di coppia.
Come esprimere, dunque, una lamentela, o un problema, senza scatenare uno scontro?
Con un inizio garbato, come direbbero i coniugi Gottman, oppure come gli esperti la definirebbero, con una “comunicazione assertiva”:
- Quando è necessario dare voce a una lamentela, è utile iniziare con un’affermazione riguardante i propri sentimenti: es.: “mi sento”….e poi l’emozione associata.
L’emozione, se sul momento è difficile da identificare, si può usare anche i semplice termine di “mi sento infastidito o stressato, o a disagio..”. si usa “Io”, e non un “Tu”, attenzione, è molto importante per non assumere un tono accusatorio, parlare in prima persona singolare: “Io mi sento…”
- Si descrive la situazione che crea la suddetta emozione. Si evita quindi di accusare l’altra persona di essere la causa. Si descrive cosa ha creato il disagio e non chi.
- Si esprime ciò di cui si pensa di aver bisogno o che è preferibile per sentirsi meglio. In questo caso si valuta anche la possibilità di un compromesso che sia un’ottima soluzione per entrambi. È necessario introdurre anche dettagli concreti perché possano essere comprese le proprie necessità.
Sentimento (mi sento) + situazione (cosa lo provoca) + cortese richiesta (preferirei).
Alcuni esempi.
- “Mi sento infastidita perché quando entro in ufficio trovo l’aria condizionata a una temperatura così bassa per cui sento il sudore ghiacciarsi addosso e la possibilità di ammalarmi. È possibile stabilire una temperatura che sia di non troppi gradi al di sotto di quella esterna?”.
Invece di, ad esempio: “siete matti a lasciare la temperatura così bassa, volete che mi ammali?”.
- “Mi sento molto irritata, nel trovare i piatti sporchi nel lavello, quando la sera torno tardi da lavoro. Posso chiederti cortesemente, di sistemarli nella lavastoviglie dopo che hai pranzato, in modo da lasciarmi meno incombenze quando torno a casa stanca ?”
Invece di, ad esempio: “non fai mai niente, devo occuparmi io di tutto anche quando torno tardi”
Esprimere una lamentela è spesso l’innesco di un’accesa discussione. Esprimerla con cortesia e rispetto è una strategia utile, per non creare risentimento, ma purtroppo non sufficiente per evitare totalmente gli scontri verbali.
Come reagire alle critiche o alle mancanze di rispetto, ad esempio è un altro nodo cruciale dei conflitti.
Mantenere la calma, o meglio, evitare di discutere nel bel mezzo di un rush emotivo, è un ulteriore obiettivo auspicabile della comunicazione efficace nella gestione dei conflitti.
Chiudersi e cessare qualsiasi approccio comunicativo abbandonando l’altro nel disagio di un conflitto aperto, è un altro errore che può essere commesso per far naufragare una relazione.
Per mantenere relazioni efficaci e serene è necessario prendere atto che restare semplicemente spontanei e con buoni propositi non è sufficiente. È, invece, necessario osservarsi e correggere alcune comuni modalità distruttive per apprenderne altre, invece, molto efficaci e costruttive.
Questi e molti altri sono problemi comunicative che possono essere corretti e sostituiti con tecniche efficaci, che possono aiutare una relazione ad essere solida e duratura.
Un lavoro, insomma!
Ma voi credete ancora alle favole, ai famosi “… e vissero felici e contenti” o desiderate veramente che una relazione funzioni?
