
Gestire i conflitti non è assolutamente scontato e così anche mantenere delle relazioni efficaci e piacevoli con le persone che amiamo, con gli amici o con i colleghi.
A volte nelle discussioni possono verificarsi manifestazioni di disprezzo e ritiro sulla difensiva, reazioni che vanno ad aggravare pesantemente un conflitto.
Anche con le migliori delle affinità, i conflitti sono inevitabili, e spesso sono questi a introdurre quelle amarezze o ferite che, se frequenti, rischiano di indebolire i rapporti, se non proprio portarli al loro esaurimento.
Per le coppie in modo particolare, una scorretta gestione del conflitto, porta spesso all’esaurimento della felicità di coppia in modo inesorabile. È stato infatti dimostrato, attraverso un gran numero di ricerche e osservazioni, che la presenza di critiche e soprattutto l’espressione del disprezzo, porta quasi inevitabilmente alla rottura del legame di coppia nel giro di sei o sette anni.
Nel precedente articolo abbiamo visto come possono essere espresse le lamentele: utilizzando una formulazione assertiva in cui sono espressi i bisogni, viene indicata la situazione a cui fare fronte che reca disagio, e cosa può essere suggerito per evitarlo, oppure avviare un compromesso che possa rispettare i reciproci bisogni.
Purtroppo in alcuni casi, la comunicazione non è costruita solo intorno a lamentele ma possono essere presenti anche espressioni verbali o non verbali di disprezzo.
Le ricerche scientifiche rivelano che il disprezzo espresso all’interno di una relazione stretta, non solo, è un fattore estremamente corrosivo del legame, ma è anche particolarmente dannoso per la persona che riceve il disprezzo.
È stato dimostrato, infatti, che il ricevere manifestazioni di disprezzo, porta a una riduzione del funzionamento del sistema immunitario e alla manifestazione di infiammazioni o maggiore esposizione di infezioni.
In sostanza, chi riceve disprezzo all’interno di una relazione si ammala più facilmente.
Gli esperti della comunicazione invitano a non esprimere disprezzo, (ovviamente) e suggeriscono una formulazione gentile e rispettosa come quella assertiva che abbiamo appena visto. Ma se ciò accade, in situazioni particolari, perché ahimè, ricordiamoci che siamo umani e la giornata storta ce l’abbiamo tutti, allora suggeriscono dei metodi riparativi efficaci.
Ma non solo la critica, o il disprezzo possono distruggere un rapporto, per quanto riguarda la comunicazione. Ci sono anche altri fattori che frequentemente, purtroppo, mettiamo in atto. Tra questi: il ritiro sulla difensiva.
Quando ci sentiamo ingiustamente attaccati o incolpati, è una reazione naturale mettersi sulla difensiva.
Attenzione, che il parlante intenda realmente attaccare o incolpare non è rilevante. Ciò che procura la reazione è ciò che l’ascoltatore ha percepito.
È molto importante ricordare che ci sono sempre due punti di vista rispetto a ciò che accade in ogni interazione ed entrambi sono validi.
Se un partner si sente attaccato non riesce a cogliere quello che, da parte dell’altro potrebbe essere in realtà una richiesta di contatto. Ma sente solo una mancanza di rispetto o odio, o rabbia, con tutta probabilità reagirà ponendosi sulla difensiva.
Alla base del ritiro difensivo, c’è la tendenza innata e comune a tutti gli esseri viventi, di protezione dalla minaccia, per cui, questo è un atteggiamento molto difficile da sradicare.
Ci sono due modi principali di porsi sulla difensiva:
- il vittimismo innocente: quando le persone sostengono di essere maltrattate ingiustamente. Le frasi più frequenti possono essere: “con tutto quello che faccio per te e per la relazione….”; “Non riesco mai ad essere/fare abbastanza per farti felice…”.
- il contrattacco: quando le persone, a loro volta, esprimono critiche per prendere le distanze da chi , sente che gli ha rivolto delle lamentele. “tu dai del pigro a me, ma tu ti sei visto invece quando…”.
Queste due modalità di reazione alle lamentele o alla critica, non facilita la risoluzione, anzi, alimenta una escalation di insulti e ostilità.
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L’abilità richiesta per superare un ritiro sulla difensiva è probabilmente la più difficile da mettere in atto: un’assunzione di responsabilità rispetto al problema di cui si sta discutendo.
Prendersi almeno una parte di responsabilità è molto difficile ma, in questo caso, un piccolo sforzo offre un grandissimo aiuto.
Utilizzando frasi come: “su questo hai ragione…. Su questo punto, non posso dire il contrario… si questo è vero”, possono consentire di mantenere un giusto tono di conversazione.
Il fatto di assumersi la responsabilità di, almeno una parte di ciò che viene lamentato, è però, spesso vissuto come pericoloso, in quanto sembra dare l’opportunità per essere soverchiato dall’altra persona.
In realtà, assumersi la responsabilità di comportamenti scorretti o di eventuali errori, produce l’effetto opposto. Se una persona riconosce di aver sbagliato, l’interlocutore, automaticamente, si sentirà ascoltato, rispettato e riconosciuto nella sua difficoltà, e questo permetterà di mantenere un tono di conversazione più contenuto e facilitante la comunicazione. Ammettere le proprie responsabilità per qualcosa che è andato storto, è come gettare acqua sul fuoco. Raffredda gli animi e possiede un effetto calmante sia su chi parla, sia su chi ascolta, per cui nessuno dei due interlocutori ne esce ferito.
Non ci fermiamo qui nell’analizzare la comunicazione quando non ha una costruttiva gestione del conflitto.
Un altro grande ostacolo alla gestione di una comunicazione conflittuale è: l’ostruzionismo.
E lo vediamo meglio nel prossimo articolo.
