
La Dipendenza Affettiva o Love Addiction (DA) è un termine utilizzato per indicare un comportamento amoroso problematico o disfunzionale, in cui l’individuo dedica tutto se stesso al proprio oggetto d’amore trascurando aspetti fondamentali della propria vita.
La dipendenza affettiva può essere considerata come uno specifico disturbo caratterizzato da un intenso bisogno del partner, paragonabile all’esperienza di craving, ma soprattutto da un modello problematico di relazioni affettive che porta il soggetto a un disagio clinicamente significativo.
Nella dipendenza affettiva il desiderio ha un ruolo diverso rispetto alle comuni relazioni sentimentali. Nella dipendenza affettiva il desiderio diviene compulsione, un bisogno al quale non si può non rispondere, bisogno che se insoddisfatto si manifesta con sofferenza e disperazione.
Nella dipendenza affettiva la sofferenza sostituisce il piacere e il soggetto persiste nella relazione nonostante conosca le conseguenze avverse che essa comporta, come, l’umiliazione, il rifiuto e la vergogna.
Nella dipendenza affettiva il soggetto è totalmente assorbito dal partner, in modo ossessivo e morboso, e come se fosse “drogato”, per cui si lascia affondare nella relazione, abbandonando la cura di tutte le altre aree importanti della sua vita.
Questo modello di comportamento amoroso è stato definito “dipendenza affettiva”, per le molte somiglianze con le altre dipendenze comportamentali o da sostanze.
Sono presenti: craving; perdita di controllo; malessere e irritabilità se il contatto col partner è impedito o ridotto; forti preoccupazioni e paura di abbandono; compromissione del funzionamento individuale; cessazione e riduzione delle altre attività ricreative, sociali e lavorative.
L’esperienza della dipendenza affettiva patologica ha un impatto negativo sulla capacità lavorativa, sulle relazioni sociali e sulla qualità della vita delle persone coinvolte.
Questi individui spesso perdono interesse per altre attività al di fuori della loro relazione con il partner. Ad esempio, tendono ad ignorare gli inviti dagli amici e hanno difficoltà a concentrarsi sulle altre aree della loro vita, come lo studio e il lavoro, poiché gran parte della loro mente è occupata dalla relazione. Mantenere questa relazione diventa un lavoro a tempo pieno, monopolizzando i loro pensieri e impedendo loro di fare altro, oltre a portarli a lamentarsi costantemente della situazione con il partner.
Lo scopo comune a tutte le persone dipendenti affettive è quello di essere amate dal partner anche se problematico, manipolatorio, abusante o violento, o anche semplicemente percepito non disponibile a livello emotivo. Questo è ciò che viene inseguito dal soggetto dipendente, anche se, come già detto, questo comporta un costo esistenziale significativo e drammatico.
Ciò che viene temuto più di ogni altra cosa, è interrompere la relazione, anche quando questa è fonte di malessere cronico o pericolo per la propria vita.
I soggetti, quindi, fanno di tutto per essere amati da questi partner, e per evitate di separarsi.
Al di sotto di questo meccanismo patologico in cui il soggetto anche quando consapevole dei danni si ostina a non cambiare la situazione, ci sono strutture psicologiche particolari.
Perché le persone dipendenti non riescono ad uscire dalla relazione pur essendo consapevoli delle conseguenze negative?
Perché rimangono bloccate nel conflitto? Perché vivono il terrore di separarsi da un partner non disponibile affettivamente o maltrattante, o che comunque non arriverà mai a soddisfare i bisogni affettivi del soggetto dipendente?
Inoltre, come si spiega che molti individui dipendenti dichiarano di sentirsi maggiormente attratti da partner problematici piuttosto che da quelli sicuri e premurosi?
Alla domanda sul perché non riescono a lasciare il partner problematico, solitamente la risposta si riferisce a tre principali paure:
- Paura di far soffrire il partner
- Credere di non meritare niente di meglio
- Paura di sentirsi persi in assenza del partner.
Alla base di questa difficoltà si può supporre una frustrazione a lungo termine dei bisogni di base da parte delle figure di riferimento durante il periodo infantile, o all’identificazione a modelli comportamentali disfunzionali appresi dai genitori.
Oppure, possono essere presenti traumi o abbandoni che hanno facilitato nel soggetto lo sviluppo di parti e immagini di sé che tornano a condizionare in età adulta la scelta del partner e la tendenza a sviluppare dipendenza relazionale.
A volte a sviluppare tali problematiche sono stati anche gli atteggiamenti iperprotettivi dei genitori che possono aver lasciato una ferita nei bisogni di autonomia e fiducia in sé, per cui, lo sviluppo di una percezione di sé come incapace, debole e bisognoso di un partner dominante.
Una percezione disfunzionale del proprio sé alla base della dipendenza affettiva.
Alla base della dipendenza affettiva c’è quindi una persona che, più o meno consciamente, si percepisce come fondamentalmente non amabile, privo di valore o drammaticamente inadeguato.
Sono persone che data la considerazione negativa, spesso inconscia, che hanno di sé, sentano il dovere di “salvare” il partner problematico, o almeno non essere causa di sofferenza. Oppure, possono sentirsi così fragili e vulnerabili di non poter concepire una esistenza lontano dal partner, o peggio ancora, sentirsi così indegni e inferiori da nutrire la convinzione di non meritare niente di meglio.
La dipendenza affettiva si sviluppa maggiormente in relazioni definibili come tossiche, ovvero con un alto livello di disfunzionalità.
Nella buona parte dei casi la dipendenza trova il suo florido sviluppo nelle relazioni con partner con disturbo di personalità di tipo narcisistico, violento o psicopatico.
Per questo motivo è molto interessante andare ad osservare il processo che il soggetto mette in atto quando fa esperienza degli episodi di abuso fisico o morale, e quali sono gli stadi di risposta comportamentale ed emotiva verso un contesto che procura sofferenza e umiliazione.
Si possono distinguere quattro stadi in cui, nonostante si acquisisca gradualmente la consapevolezza degli effetti dannosi della relazione, emerge uno stato mentale caratterizzato dal conflitto tra il bisogno di mantenere a tutti i costi la relazione, anche se disfunzionale, e il desiderio di separarsi da un partner manipolativo o violento.
Stadio 1: in questa fase non è presente alcun conflitto sia nella persona con dipendenza affettiva che nelle persone intorno a loro. Non si presentano svantaggi di alcun tipo e il soggetto dipendente come il partner manipolativo o violento, mostrano il loro aspetto migliore. Da fuori sembra assistere a una vera favola, una love story dai tratti quasi cinematografici. Una sorta di luna di miele, in cui il partner violento o manipolativo è perfetto e supera ogni immaginario, fino a ricordare il “principe azzurro” delle fiabe.
Questo stadio può durare da una settimana a un anno, ma diventerà uno stato mentale al quale la persona con dipendenza affettiva aspirerà con tutte le sue forze. La persona con dipendenza affettiva cercherà costantemente di mantenere o ritornare a questo stato, anche quando la relazione svilupperà aspetti sempre più negativi.
In questa fase il partner caratterizzato da tratti narcisistici, può anche mettere in scena un “lovebombing” ovvero un bombardamento amoroso in cui manifesta sentimenti, prove di amore e promesse romantiche, in modo assolutamente inverosimile ed esagerato, con lo scopo di conquistare la sua vittima.
Stadio 2: in questa fase si presentano le prime problematiche che vengono notate quasi esclusivamente dalle persone attorno alla vittima. Si manifestano le prime montagne russe emotive, la mancanza di sicurezza, le svalutazioni, i primi allontanamenti dalle persone care, i dubbi, le crisi di gelosia, i primi ricatti emotivi.
La persona dipendente affettiva però continua a vedere solo i vantaggi della relazione e a minimizzare i disagi e le prime sofferenze, nutrendosi della speranza che questa relazione sia sostenuta da un sentimento incrollabile e che tornerà ad essere meravigliosa come nei tempi iniziali.
Per questo motivo, nonostante le problematiche visibili, il confitto è assente nella mente del dipendente, ma anzi c’è totale giustificazione e accettazione di tutti i primi cattivi comportamenti del partner. Per questo si definisce la fase del conflitto assente.
Stadio 3: si dice fase del “conflitto alternato”. A differenza della fase precedente in cui venivano negati tutti gli aspetti negativi e i costi relazionali del rapporto con il partner, in questa fase il disagio relazionale supera i vantaggi dello stare in coppia. In questa fase nonostante che i partner dipendenti prendano consapevolezza delle sofferenze e dei danni che subiscono dallo stare in coppia, l’impegno a voler far funzionare la relazione è ancora molto intenso. In questa fase il conflitto tra mantenere la storia e terminarla è presente, ma in modo assolutamente alternato. Come un pendolo, la persona oscilla momenti in cui è determinata a chiudere la relazione riconoscendone gli svantaggi, al momento, come se non fosse esistito il precedente, a volerla solo consolidare.
Nonostante che in questa fase si comincino a manifestarsi i primi gravi disagi, in termini di salute mentale, conseguenti alla relazione, nei momenti di benessere si dimenticano completamente i momenti di malessere. Come se lo stato di benessere e malessere non si potessero integrare bensì si annullassero reciprocamente, in una oscillazione di stati mentali gravemente disfunzionale.
Il comportamento del dipendente affettivo è costantemente contraddittorio, cambiando costantemente scelte e intenzioni rispetto al mantenimento della relazione; a causa di ciò le persone che frequentano il soggetto dipendente restano spesso confuse e possono decidere di prendere le distanze da esse. Questo è uno dei motivi per cui si verifica anche un certo isolamento, che a volte peggiora le condizioni del dipendente affettivo, altre volte lo stimolo a intraprendere delle riflessioni.
Stadio 4: fase del conflitto Akrasico, ovvero della coesistenza dei due scopi, mantenere o chiudere la relazione. Il soggetto è ormai consapevole che restare in relazione li danneggia, e quindi desiderano chiuderla, allo stesso tempo non crede di essere in grado di farlo e di separarsi dal partner. Gli svantaggi della relazione sono molti e pervasivi, infatti sono presenti spesso sintomi ansiogeni e depressivi, disturbi del sonno e anche il rapporto col cibo viene spesso alterato. Il disagio divenuto significativo influisce negativamente anche sulla vita sociale, il lavoro o lo studio, e il rapporto con gli amici e la famiglia di origine.
I disagi dello stare col partner tossico sono ormai evidenti e sofferti, ma il fatto di sentirsi intrappolati e incapaci di reagire costruttivamente con la separazione, li porta anche a giudicarsi negativamente.
Il dipendente affettivo all’interno di una relazione con un partner manipolativo o violento può vivere conseguenze devastanti e trascinare con sé in questo disagio anche le persone più vicine e preoccupate, come familiari e amici più stretti.
Perché si parla di co – dipendenza tra una persona con dipendenza affettiva e una con disturbo di personalità narcisistico tipo Covert?
Il legame tra un narcisista covert e una persona con dipendenza affettiva viene spesso descritto come “codipendente” perché i due profili si incastrano in una dinamica complementare che si autoalimenta.
Il meccanismo di base
Il narcisista covert (a differenza di quello grandioso ed esibizionista) ha un’immagine di sé fragile, spesso vissuta come vittima o incompresa, e cerca conferme costanti mascherate da bisogno di cura, comprensione, presenza. Manipola più attraverso il vittimismo, il silenzio, la colpevolizzazione indiretta che con l’arroganza esplicita.
La persona con dipendenza affettiva tende a costruire la propria autostima e il proprio senso di identità attraverso la relazione: ha paura dell’abbandono, tende ad accudire, giustifica, si assume responsabilità anche non sue, e fatica a mettere confini.
Perché si incastrano
- Il narcisista covert ha bisogno di qualcuno che lo rassicuri e lo idealizzi senza mettere troppo in discussione i suoi comportamenti: il partner dipendente affettivo tende naturalmente a farlo, perché teme il conflitto e la perdita del legame.
- Il dipendente affettivo trova nel narcisista covert una fonte di attenzione intermittente (il classico schema idealizzazione-svalutazione-hoovering) che, paradossalmente, rinforza l’attaccamento invece di allontanarlo — è il meccanismo del rinforzo intermittente, molto potente sul piano dell’attaccamento.
- Entrambi, per ragioni diverse, faticano a stare in una relazione fondata su reciprocità reale: uno perché deve mantenere il controllo emotivo (spesso in modo passivo-aggressivo), l’altro perché il proprio valore percepito dipende dall’essere necessario/a.
Il ciclo che si autoalimenta
Il partner dipendente affettivo si occupa costantemente dei bisogni (reali o percepiti) dell’altro, il narcisista covert riceve validazione senza doversi esporre alla vulnerabilità reale di una relazione paritaria — e più il primo si sacrifica, più il secondo si sente legittimato a chiedere, senza che questo generi nel narcisista un vero cambiamento, perché il sistema “funziona” così com’è.
Conclusioni
La dipendenza affettiva non è ancora stata riconosciuta dalla nosografia ufficiale dei disturbi mentali, ma è una sindrome sempre più nota in ambito clinico.
Essa rappresenta in modo disfunzionale di vivere la relazione sentimentale per cui diviene spesso causa di disagi significativi a livello psicologico, fisico, sociale e professionale.
Ma ciò che comporta la preoccupazione maggiore è il dato significativo per cui la dipendenza si manifesta maggiormente in persone che entrano in coppia con partner dai tratti personologici dello spettro narcisista, antisociale e psicopatico. Come se questo tratto di personalità fosse “la stanza umida per chi soffre di reumatismi”. Quindi chi ha la tendenza a vivere gli affetti stabilendo dipendenza con questo tipo di partner resta assolutamente incastrato in una dinamica in cui egli perde assolutamente il controllo su qualsiasi area o decisione della propria vita.
Inoltre questo tipo di unione, spesso anche il terreno fertile per lo sviluppo di violenza domestica e femminicidio.
Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere tempestivamente le caratteristiche di questo disturbo e potervi intervenire in tempo attraverso un percorso clinico specifico.
